Angelo PerettiMa le anteprime servono o no? Quelle del vino, intendo.
Se n'è parlato qui e là in questi giorni sul web. Dopo l'anteprima dell'Amarone 2005. E già questo direbbe che le anteprime servono: se n'è discorso, e dunque l'obiettivo è raggiunto, dal punto di vista della comunicazione. Ma non basta.
C'è chi dice che no, non servono. La pensa così, mi par di capire, Roberto Giuliani, sul blog Esalazioni etiliche. O quanto meno solleva dubbi. "Sono molti - scrive - ad ammettere che le anteprime dove si presentano anche 80 vini in una sola giornata, molti dei quali ancora in fase 'tormentata', chi appena imbottigliato, chi addirittura sottratto alla sua maturazione in botte, chi turbato dal viaggio, chi per ragioni inspiegabili puzzolente come un cavallo morto, solo la dimostrazione lampante di un sistema che è sospinto con forza dalla pressione commerciale, dimentico del fatto che il vino è cosa viva, non è una saponetta o una confezione di piselli novelli".
Io dico che l'anteprime servono. Che sono una buona maniera per farsi l'idea di un'annata. Non già del singolo vino, forse, ma dell'annata proprio sì. Sarebbe quasi impossibile altrimenti. Come fai sennò a passare in lungo e in largo decine d'aziende quasi in contemporanea per cercar di capire com'è andata?
Certo, ha ragione Giuliani, il vino è cosa viva. Per quel che attiene alla singola bottiglia, occorre rispettarne il divenire. E un giudizio comunque vale per quel che vale: una valutazione soggettiva in quel preciso momento. Nulla di più. O forse poco di più: non mi faccio illusioni. Se lo ricordi chi scrive. Se lo ricordi chi legge (e si faccia un parere per conto suo).
Per aiutare però nella valutazione credo potrebb'essere utile rivedere la maniera di far degustare i vini. N'ho già accennato intervenendo nel dibattito aperto sul social network Terroir Amarone. Proprio a proposito dell'anteprima amaronista.
Dicevo: "Sarò in controtendenza, ma condivido assolutamente l'esigenze di presentare un'annata. Diverso il discorso sulla degustazione, nella quale vorrei maggiore omogeneità per trarre migliori valutazioni. Vorrei cioè che nella degustazione alla cieca gli Amaroni fossero suddivisi fra: vini già in bottiglia da più di 6 mesi; vini già in bottiglia da meno di 6 mesi e da più di 3 mesi; vini già in bottiglia da meno di 3 mesi; vini ancora in vasca. Mi pare evidente che le quattro diverse situazioni evidenziate (non mi importa se invece di quattro fasce se ne facessero tre, o se si cambiassero i limiti temporali: è il concetto di diverso stadio di maturazione che mi interessa) necessitano l'applicazione di criteri di valutazione diversi".
Mi capita spesso di provare vini in vasca o anche bottiglie appena appena tappate, e da quand'ho preso quest'abitudine mi si sono cambiate le prospettive di valutazione. Se posso (e talvolta ho la fortuna di poterlo), qualche vino lo seguo nell'iter di nascita e di maturazione: assaggio i mosti, e poi riprovo in cantina a fermentazione conclusa, e poi avanti ancora più volte nella maturazione, e poi subito prima dell'imbottigliamento, e immediatamente dopo il passaggio nel vetro, e poi ancora mi porto via qualche bottiglia e riprovo a distanza di tempo. E mi son così fatto l'idea che conoscere la fase alla quale il vino è arrivato è fondamentale per meglio tarare le proprie impressioni. Vale per i vini più semplici, figurarsi per gli altri.
Ecco, credo che per le anteprime delle denominazioni più ambiziose un passo in avanti potrebbe essere questo: dividere gli assaggi (alla cieca, sempre alla cieca) per fasce, distinguendo fra quelli che han già fatto vetro a sufficienza, quelli che sono in bottiglia da meno tempo, quelli ancora in vasca (in legno, in acciaio, da assemblare, assemblati). Di una cosa son certo: mischiarli è comunque un errore. Troppe le aberrazioni (spesse volte in peggio, altre volte in meglio) del vino in vasca rispetto a quello di già in boccia. E dunque quando assaggi devi tararti per tenerne conto, ma se nessuno t'avvisa... E se tieni conto poi della fatica, della stanchezza di tastare diecine di vini, allora questa ripartizione è ancora più utile, e direi anzi necessaria. Per cercare di rendere più giustizia al produttore, certo, ma soprattutto per consentire a chi tasta di meglio comprendere. O almeno di provarci.
La cedo come (modesta) proposta al Consorzio della Valpolicella: perché non fare una prova il prossimo anno coll'anteprima dell'Amarone 2006?
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