Angelo PerettiA parte che ha detto che questo mio InternetGourmet "è ben scritto, preciso, succinto; una combinazione rara nella prolissa Italia". A parte questo, di cui gli son grato, Terence "Strappo" Hughes (nella foto qui accanto) è uno che di vini italiani se n'intende, pur standosene dalle parti di Nuova York.
Suo è Mondosapore, un bel wine magazine dedicato all'italica cultura enoica. E poi è partner di Domenico Selections, importatore di vini italiani negli States. E ne cura il blog, su cui ho letto le (troppo) belle cose su di me che ho citato sopra.
Ma proprio su Muddy Boots, il wine blog, appunto, della casa d'importazione, Terry (Terence) ha pubblicato di recente un post che credo ogni vignaiuolo delle nostre parti dovrebbe leggersi per bene. Titolo: "Some practical advice for Italian wine producers", ossia "Alcuni suggerimenti pratici per i produttori italiani di vino". O almeno per quelli che sperano d'esportare un po' delle loro bottiglie negli Stati Uniti, in questi tempi di crisi. Tempi, si badi, nei quali gli americani che bevevano vino non hanno smesso di comprarne. Solo che vogliono spendere meno.
E i suggerimenti son due, e sembrano piccola cosa, ma così non è, credetemi. E per me, che predico (quasi invano) cose simili da un po', son zuccherini.
La prima delle due ricette non solo piace ai distributori e ai consumatori di là dell'Oceano, ma è anche quella più ecologicamente responsabile: usare bottiglie più leggere e meno costose. Proprio così. Perché utilizzare bottiglie lunghe e pesanti per un vino che costerà attorno ai 10 dollari?
Per i vini più economici, adoperare una bottiglia di vetro spesso "è una pazzia", secondo Hughes. "Costa di più spedirla, fa spreare più energia e non serve ad altro che dar soddisfazione all'ego del produttore". Qualcheduno magari s'illude che la super bottiglia costituisca una mossa ad effetto in termini di marketing? Nient'affatto. "Per me - scrive il wine blogger a stell&strisce - è più un segno che quel produttore sta cercando di coprire quel che ritiene sia una deficienza del vino".
Poi, l'altro suggerimento per gl'italici vigneron, o almeno "per quei pochi fra di loro che abbiano voglia di prenderlo in considerazione per un momento": usare il tappo a vite, lo screw cap. "Se il vostro vino andrà venduto al dettaglio per qualcosa come 15 dollari negli States - dice Hughes -, credetemi, verrà ritenuto un vino da bere giovane. Certo, lo screw cap potrà non urlare al pubblico la parola 'classe', ma suggerisce invece che il vino è fresco e che si beve facilmente. Abbracciatela, quest'idea".
Uno, due: bottiglia leggera, tappo a vite. Condivido, approvo, gradisco. Peccato che in Italia su questi due temi ci siano delle assurde, snobistiche resistenze. Quel che conta dovrebbe essere il vino, e invece...
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