Angelo PerettiSulla rete c'è chi, bontà sua, mi riconosce l'effimera gloria dell'aver creato su queste pagine la definizione del vinino, ossia del vino "che si beve", in contrapposizione al vinone muscoloso e palestrato scaturito dal pensiero enologico del nuovo mondo - e poi entrato anche nella pratica enologica europea - che più che berlo, si degusta. Del vinino ne hanno parlato in particolare tre blog: prima Stefano il Nero e poi Aristide e poi TigullioVino.
E allora, un po' per gioco, e un po' anche per serietà, ecco che mi son messo a scrivere una sorta di proclama filosofeggiante del vinino. Sul quale penso che ancora approfondirò, per cui non ne escludo nuove versioni. Magari col contributo anche dei lettori di InternetGourmet (oppure di quelli di Facebook, sul quale rilancio i miei post).
Intanto ecco la prima interpretazione. Che ho titolato in maniera certo pomposa, ma che serve a render l'idea.
Elogio del vinino
ovvero
Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere
Nell’epoca del dominio globale dei vini concentrati, tannici ed alcolici, rivendichiamo il diritto alla piacevolezza dei vini da bere.
All’estetica autoreferenziale della degustazione anteponiamo l’immediatezza appagante della freschezza fruttata e della sapidità.
Alla razionalistica dittatura della valutazione centesimale opponiamo l’umanistica vocazione alla convivialità del vino, simbolo della condivisione e della fraternità.
Rifiutiamo l’omologante gusto internazionale nel quale è smarrita ogni specificità, sostenendo l’unicità del vino che interpreta il sapere gastronomico d’un territorio.
Rifuggiamo dall’ossessiva ricerca della perfezione enologica, preferendo il vino nel quale si sostanzi l’irripetibile comunione dell’ambiente naturale e dell’ambiente umano.
Promuoviamo l’onesto piacere del vino come risposta all’incultura dell’eccesso ed alle opprimenti teorizzazioni del dilagante neoproibizionismo.
21 commenti: