Sembra incredibile, ma è invece amaramente vero: c'è tuttora parecchia gente nel mondo del vino e delle istituzioni vinicole che ritiene che l'informazione "di carta" valga di più, sia di altro ceto e censo, di quella "on line". Sissignori, è così. Ed è convinzione più radicata di quanto si pensi. Gente che non s'è accorta di quel ciclone che si chiama web, di quell'immenso mare su cui navigano milioni e milioni di persone alla ricerca d'opinioni e informazioni. Certo, sono il primo a dirlo: l'informazione on line è anarchica nella sua assoluta e talvolta magari anche eccessiva democraticità. Ma c'è. Mica puoi mettere la testa sotto la sabbia e far finta di niente. E invece si fa finta di niente.
Non dirò di chi si tratti, se sia uomo o donna, e nemmeno chi sia il suo committente ed a quale evento faccia riferimento. Non lo dico perché non m'interessa il caso in sé, bensì la mentalità che vi è sottesa. Dico solo che ha ricevuto l'incarico di pr per un evento legato al vino che si svolgerà in una certa regione italiana. E che incontrandomi qualche giorno fa m'ha detto: "Ci terrei che tu partecipassi. Hai mica qualche collaborazione con testate cartacee da darmi per l'accredito? Sai, gli organizzatori vogliono prudenza per i siti internet".
Dunque, è chiaro: una qualunque rivistucola cartacea, anche quelle che non vendono una riga dico una, che servono nient'altro che a raccogliere pubblicità, che per far vedere che esistono vengono spedite gratis a un certo numero di indirizzi ché in edicola nessuno se le filerebbe, la si potrebbe invitare, mentre un giornale on line, ancorché abbia centinaia di migliaia di pagine viste, non vale un fico secco. E se dunque voglio aver l'onore d'andare - viaggiando a spese mie - a quella tal manifestazione a far pubblicità gratuita alla medesima e alle aziende che vi son rappresentate, be', devo farmi l'accredito con una testata "di carta". Ma a questi usi & costumi non ci sono avvezzo: vuoi che mi sbagli? Se m'accreditano come direttore responsabile d'InternetGourmet (tra l'altro, e non a caso lo scrivo fra parentesi, è testata registrata al tribunale, anche se da sola la registrazione non val molto, l'ammetto, e per far buona informazione non è neppure così necessaria) posso anche pensare d'andarci, sennò non se ne fa nulla, tutto qui. Mica scrivo per scroccare week end enoici in giro per il mondo.
Non ce l'ho certo con chi m'ha parlato, che è persona che stimo assai. E la capisco, 'sta persona: come può non far presente l'opinione del committente? Ma non capisco invece come possano i suoi committenti avere quelle bislacche opinioni.
A pensar male - con la quale cosa si fa peccato, ma a volte... - un dubbio però mi potrebbe anche venire: sarà mica che la stragrande maggioranza dei web magazine e dei blog che s'occupano di vino non ospita redazionali a pagamento, e dunque corre il rischio d'essere poco "affidabile"? Già già, fors'è meglio chi con una manciata di euro ti fa comprare una pagina o due e ti pubblica le foto dell'assessore, del presidente, dell'eccellenza di turno, e pubblica paro paro il comunicato nel quale si dice quanto sono bravi e si spiega che l'annata è grandissima.
Mi domando se magari lo stesso discorso non valga poi anche per taluni produttori. Se cioè non guardino di buon occhio chi gli dice che il loro vino gli è proprio piaciuto e che però non sanno se possono scriverne dato che i costi di redazione sono alti e che però se avessero due-trecento euro per un po' di pubblicità... E quelli a a pensare che questo qui è bravo, mica come quegli altri che si arrogano il diritto di scrivere quel che vogliono e di dire che quel vino gli è piaciuto e quell'altro no.
Sì, forse ho sbagliato a non capire. Ma che volete, sono testardo e persevero nell'errore.
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