Haiku e Moscato

03 dicembre 2011
[Angelo Peretti]
Ritento la strada della forma di scrittura dell'haiku per cercare d'esprimere che cosa m'abbiano lasciato alcuni vini dopo, magari molto dopo, che li ho bevuti. Vini che m'hanno generato stupore non tanto per il calice in sé, ma per quanto quel bicchiere m'ha evocato. Ed è evocazione ti te stesso, quella che provi talvolta dopo il sorso. Credo che il vino possa in qualche modo raccontarti un po' della vita, appunto, ed è questo che rende fascinoso alcune volte l'assaggio. Come per le altre sperimentazioni sui testi brevi che ho provato a pubblicare sin qui, usare la definizione dell'haiku è formalmente improprio, perché in realtà non ne rispetto i canoni. Ma questo è quanto m'è venuto da scrivere, e mi fa piacere provare a proporlo a chi mi legge. Stavolta è il turno d'una tipologia che amo e che è sottostimata, e cioè il Moscato. Quello astigiano. Che talvolta rasenta la grazia.

ancora pioggia,
mi riscalda
la fiamma del ceppo

Moscato d'Asti Vigna Vecchia 2003 Cà 'd Gal

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suono di carillon,
non c'è un'età
per essere bambini

Moscato d'Asti 2010 Paolo Saracco

Austere bollicine dell'Etna

02 dicembre 2011
[Angelo Peretti]
Questo qui è un pezzo che avrei dovuto proporre a Franco Ziliani per il suo Le Mille Bolle Blog, che narra solo di bollicine, e soprattutto di quelle fatte col metodo classico, con la presa di spuma in bottiglia. Invece no: me lo scrivo e me lo pubblico qui, su InternetGourmet, 'sto pezzo. Parlo di bolle sicule.
È andata in questa maniera. Arrivo a Catania che sono le sei passate del pomeriggio. Alloggio in centro, al Katane Palace Hotel (è un buon punto di riferimento, tenetene conto se dovete dormire in città: io ho trovato la stanza a un prezzo più che equilibrato, prenotando on line, e alla reception sono gentilissimi). Sono stanco e ho voglia di un aperitivo. Chiedo se nelle vicinanze ci sia un'enoteca, un wine bar o qualcosa del genere e mi dicono che se voglio fra pochi minuti in albergo comincia l'happy hour.
Non amo particolarmente gli happy hour, ma per stavolta vada: la stanchezza è tanta e l'idea di non muovermi mi stuzzica. Sul bancone del bar vedo, nel ghiaccio, alcune bottiglie di bianchi siciliani. Noto che ce n'è anche uno a marca Murgo - leggasi Barone Emanuele Scammacca del Murgo, con terre sull'Etna -, e dico al barman che ricordo che l'azienda fa anche bollicine. Lui, il barman, mi risponde che se voglio me le apre, apposta.
Non mi lascio sfuggire l'occasione e opto per il rosé. Ecco dunque il bicchiere (generosa porzione) del Murgo Brut Rosé Metodo Classico 2008, fatto con sole uve di nerello mascalese, autoctone. Lo provo: accidenti, è proprio buono. Soprattutto la bolla, è finissima, cremosa, vellutata, gestita benissimo. E i toni sono austeri, asciutti, diretti, per niente cedevoli a quelle sdolcinature che sono presenti in tanti italici rosati. C'è il fruttino rosso, croccante. E c'è un che di minerale, e d'altro canto le vigne - l'ho letto poi su internet - sono sopra i cinquecento metri d'altitudine sulle sabbie vulcaniche etnee. Lo vedrei bene in tavola, 'sto rosé siciliano con le bollicine.
Visto che in hotel c'è anche un ristorante, decido di cenare lì, in modo d'andare a letto presto. A tavola, chiedo l'altra bolla del Barone del Murgo, il Brut, sempre 2008, sboccatura luglio 2011 (l'ho letto sull'etichetta, dov'è lodevolmente scritto). Anch'esso è da solo nerello mascalese preso dalle vigne sull'Etna: blanc de noir, insomma. Giovane giovane, certo, e sono sicuro che gli farebbe bene un po' di sosta in bottiglia ancora, e comunque anche qui la bolla, pur più incisa che nel rosé, è interpretata piuttosto bene. E c'è una tensione notevole. Vino affilato, di bella personalità. Ancora asciuttissimo. Col ribes e la crosta di pane in sottofonfo. E nuovamente gli accenni minerali. Altro bel vino. Ed anche per questo mi viene l'aggettivo che ho usato per l'altro: è austero.
Ecco, le bollicine del Barone Scammacca del Murgo sono austere. Piacevolmente austere. Sì: austere bolle siciliane fatte sull'Etma con nerello mascalese. Da provare. Se mi ricapitasse di trovarle, le berrei di nuovo, e con convinzione.
Brut Metodo Classico 2008 Murgo
Due lieti faccini :-) :-)
Brut Rosé Metodo Classico 2008 Murgo
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

I biodinamici in suv

01 dicembre 2011
[Angelo Peretti]
Nella personalissima top ten delle migliori bottiglie che io abbia potuto sin qui stappare, almeno metà sono vini di produttori (in genere piccoli) che hanno abbracciato la biodinamica. Altri sono nelle posizioni immediatamente successive. Attenzione: non li ho scelti perché erano bio-qualcosa, quei vini. Spesso li ho tastati e poi bevuti insieme ad altri della stessa area d'origine, ma ottenuti da vigne coltivate in maniera convenzionale. In molti casi, solo dopo ho saputo che quelli che mi piacevano venivano da uva coltivata in biodinamica. Ergo: credo che al vigneto le pratiche steineriane facciano bene, e che consentano di dare ottima uva (e basse rese, ma senza forzature), che nella mani di qualcheduno che in cantina ci sa fare è materia prima strepitosa per degli splendidi vini.
Detto questo, ci sono però poi i biodinamici che mi fanno incavolare. Sono quei parvenue che comprano composti biodinamici e li irrorarno sulle vigne e che per questo - visto che va di moda, e che fa vendere - si definiscono biodinamici. Ritengo che chi imbraccia la filosofia - perché questo è, altroché - della biodinamica debba invece adottare uno stile di vita, più che una pratica agronomica, e che debba essere coerente, perché non gliel'ha mica detto il medico. La scelta impone la coerenza.
Mi piace l'idea dei biodinamici, quella che vede nel vigneto un corpo vivo complesso, nel quale la pianta dev'essere in comunione con il cosmo, il suolo e il sottosuolo. Mi piace l'idea che la microfauna che sta sottoterra debba essere rispettata come la vigna, come le piante che affiorano. Non a caso molti tra i cultori della biodinamica utilizzano il cavallo per i lavori nel vigneto, piuttosto che pesanti trattori: perché anche il suolo e il sottosuolo vanno rispettati, e non li si può violare con il peso opprimente dei mezzi meccanici.
Bene, questo mi piace. Ma non mi piace invece chi se ne frega, e per dirsi biodinamico gli bastano le fatture d'acquisto dei preparati da irrorare.
Cito un caso. Di un'azienda presso la quale sono stato in visita tempo fa. Azienda biodinamica, secondo espressa dichiarazione. Bene: mi hanno fatto vedere la cantina e anche il dinamizzatore (ci vuole, ecchécavolo, in un'azienda biodinamica che si rispetti). Poi siamo andati nei vigneti. Li abbiamo percorsi in lungo e in largo, passando tra i filari. A piedi, a cavallo? Macché, col Bmw X5 dell'azienda. Bella macchina, ma del peso (compresi noi a bordo) di circa tre tonnellate. E questi qui che schiacciano la terra passandoci sopra con una macchina da tremila chili sarebbero biodinamici?