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Colpa del web se i consumi del vino calano
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Colpa del web se i consumi del vino calano #angeloperetti

Il web, i social network e la comunicazione diffusa fanno male al vino. Colpa loro se dalle nostre parti i consumi stanno calando a vista d’occhio. Oh, fermi: non lo dico mica io. Lo sostengono due persone che nel mondo del vino contano parecchio. E parlo di Riccardo Cotarella, presidente dell’Assoenologi, e Giuseppe Martelli, che dell’associazione degli enologi e degli enotecnici italiani è il direttore. La pietra nello stagno la buttano firmando insieme l’editoriale delle nuova versione de L’Enologo, la rivista di categoria: “Se l’informazione – dicono – diventa un bene di consumo individuale (ognuno con il suo telefonino o con il suo tablet), il vino, prodotto sociale per definizione, non può che soffrire. Tanto che il suo consumo è in calo in tutti i Paesi produttori”.
Accipicchia, sono affermazioni che potrebbero suscitare un vespaio sulla rete. E certamente non è un esordio che passa inosservato quella de L’Enologo post restyling: lo scrivevo l’altro ieri che il magazine degli enologi è in procinto di cambiare, e intanto che attendo di trovarmi il numero di gennaio-febbraio nella buca delle lettere, ecco che l’editoriale l’ho letto sul sito dell’Assoenologi.
Ma torniamo al punto. Davvero il social buzzing mette a repentaglio il futuro del vino, tanto che ne deriverebbe una discesa dei consumi? Cotarella e Martelli temono proprio di sì: “Quanto di questo calo – scrivono – è legato alla cattiva informazione sul suo valore, sul suo gusto, sul suo prezzo, sul suo effetto sulla salute, sul metodo di produzione? Il paradosso dell’era dell’information technology è che il vino, frutto di una sapienza millenaria, ma anche di una costante innovazione tecnica, viene presentato come prodotto del tutto naturale, il suo legame con il territorio viene ritenuto spontaneo, e gli eventuali difetti presentati come caratteri virtuosi e distintivi”.
Capperi, se davvero è così, penso di avere sottostimato sin qui il potere della scrittura sul web, di Facebook, di Twitter e via dicendo.
Il problema è, secondo i due leader dell’Assoenologi, che “il ruolo dell’enologo rischia così di diventare un dettaglio del tutto secondario, sacrificato di fronte all’inaspettato ritorno dell’esaltazione dell’empirismo”. Eppure, “oggi la figura dell’enologo moderno – sostengono – è rivolta a 360° al mondo del vino: non lo produce solo, lo vende, lo racconta, lo difende sui mercati di tutto il mondo. Si occupa di tecnologia, in cantina e anche in vigneto, di mercato e, appunto, anche di comunicazione”.
Affermazioni perentorie. Saranno dunque gli enologi e solo loro i nuovi veri e titolati comunicatori del vino?

10 febbraio 2014
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7 commenti

  1. Cristian scrive:

    Qualcuno si e’ bevuto un bicchiere di troppo.
    Come sempre la colpa e’ altri, tipico sport italicus.
    Imho

  2. Cristian scrive:

    Qualcuno si e’ bevuto un bicchiere di troppo.
    Come sempre la colpa e’ di altri, tipico sport italicus.
    Imho

  3. Marco scrive:

    Se oggi bevo un vino omologato lo posso scrivere sui social e/o su un blog tematico e farlo leggere a tutto il mondo. E magari qualcuno mi dà fiducia e compra altro. D’altro canto se bevo un vino interessante posso fare lo stesso e magari qualcuno mi ridà fiducia e provare quel vino. Ecco perchè il presidente degli enologi e pure il direttore scrivono quel che scrivono: non hanno più il monopolio dell’informazione a fare fa grancassa ai loro vini, adesso ci si può informare anche in modi diversi. E in più rispetto a qualche anno fa il consumatore finale può accedere a banchi d’assaggio, fiere, manifestazioni, degustazioni…… Dove il vino lo si può giudicare con il proprio palato.

  4. #angeloperetti #angeloperetti scrive:

    Marco, credo anch’io che la “democratizzazione” dell’informazione abbia portato alle positive conseguenze che descrivi, e per fortuna che è così. Tuttavia, non va dimenticato che c’è anche chi usa la libertà delweb come un’arma.

  5. Da enologo devo cercare di trovare il buono nello scritto Cotarella/Martelli ma, allo stesso tempo, non voglio trovare solo il negativo (anzi!) nella comunicazione online.
    Insomma alcune problematicità ci sono ma non per questo si possono dare tutte le colpe a un certo modo di parlare di vino, piuttosto – e questo è il mio impegno personale – si può e si deve cercare di partecipare (ANCHE NOI ENOLOGI) alla comunicazione online e dire la nostra al pari degli altri, confrontandosi, spiegando, raccontando la nostra professione…
    Discorso lungo, per non occupare troppo spazio rimando, chi volesse, al post che trova qui: http://www.valentinociarla.com/it/enologi-e-informazione-online–la-soluzione-e-partecipare-di-piu.htm

  6. #angeloperetti #angeloperetti scrive:

    Grazie per la testimonianza, Valentino (buon onomastico!), e complimenti per il tuo blog e per le idee che esprimi.

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